Alimentazione

Alimentazione

Come cambia il regime alimentare in tempo di quarantena o di reclusione domestica.

Una delle principali ripercussioni del cosiddetto “effetto Coronavirus” si è verificata sul nostro modo di alimentarci. In primis per il fatto di consumare tutti i pasti a casa, anche in famiglie in cui si mangiava abitualmente fuori perché si lavorava tutto il giorno e i ragazzi pranzavano a scuola. Ma anche gli irriducibili di aperitivi e ristoranti o di consegne a domicilio hanno dovuto rivedere le loro abitudini. Così gli italiani (ma anche i cittadini degli altri Paesi, sia europei, sia di altri continenti) hanno potuto riscoprire la cucina e la tavola di casa, ricominciando a cucinare.

La spesa

Uno dei primi effetti lo abbiamo visto tutti: il servizio di spesa on line, da molti supermercati proposto gratuitamente alle fasce più deboli come gli over 65, è stato preso d’assalto, azzerando, praticamente, le disponibilità per nuove spese se non dopo settimane. Non va meglio nei supermercati, inizialmente affollati di persone e ora con gli ingressi contingentati per garantire la sicurezza di addetti e clienti, ma con lunghe code a tutte le ore. Fare la spesa, un’abitudine per alcuni quotidiana, per molti settimanale, non è più così semplice. Si tengono d’occhio i siti dei supermercati nella speranza che venga riattivata un’altra finestra temporale di consegna a domicilio o si scaricano le “app” che permettono di verificare la coda in tempo reale fuori dai punti vendita per scegliere l’orario più favorevole. Il concetto “stasera ho voglia di mangiare la tal cosa, vado a comprarla” non esiste più. In tempo di Coronavirus, la pianificazione a lunghissimo periodo è diventata indispensabile, anche nella sventurata eventualità di una quarantena obbligatoria.

Materie prime e alimenti a lunga conservazione

La conseguenza è uno spostamento degli acquisti su beni a lunga scadenza: scatolame, surgelati, prodotti confezionati e conservati. Si fa incetta di pasta e di riso, alimenti cardine della dieta mediterranea, facili da preparare in tanti modi diversi e comodi da stipare in dispensa. Ed è stato registrato, per esempio, un incremento delle vendite di farina: con la chiusura di bar, caffetterie e pasticcerie, ora i dolci si preparano in casa, così come avviene per la pizza, un’irrinunciabile abitudine del sabato sera per moltissimi italiani. Il rovescio della medaglia è un calo nel consumo di alimenti freschi: frutta, verdura e latticini richiedono un rifornimento più frequente di quello settimanale. Come fare, allora, per garantire all’organismo il giusto apporto di vitamine, sali minerali e di sostanze antiossidanti tanto preziose per la nostra salute e specialmente per il sistema immunitario? Premesso che niente può davvero sostituire frutta e verdura fresche, la prima possibilità sono i surgelati: gli ortaggi surgelati sono sicuri e spesso sono perfino più ricchi di nutrienti perché congelati immediatamente dopo la raccolta, conservando molto delle loro proprietà. Anche la frutta secca (sia quella a guscio, sia quella essiccata) può essere un buon complemento: contiene vitamine, (soprattutto vitamina B ed E, dalle proprietà antiossidanti) ed è ricca di sali minerali (ferro, magnesio, fosforo e calcio), oltre che di fibre. Se ricorriamo a verdure in scatola (fagiolini, piselli, germogli di soia o altro), prestiamo attenzione al modo in cui sono preparati: meglio preferire la cottura a vapore e un metodo di conservazione più naturale. Importante anche la vitamina D, presente non solo in latte e derivati, ma anche in pesce e uova. Non dimentichiamo l’importanza dell’efficienza e del benessere intestinale, più che mai importante in periodi in cui l’attività motoria è ridotta: yogurt, probiotici ma anche fibre integrali saranno d’aiuto. Infine, anche se non sono da considerare un sostituto di una dieta sana e completa, gli integratori alimentari, e i multivitaminici in particolare, possono, dietro consiglio del medico o del farmacista, intervenire in periodi in cui può insorgere qualche carenza.